Archivi del mese: giugno 2011

Gli studenti come risorsa per la città

Contributo per lo sviluppo delle politiche per il diritto allo studio e i rapporti con le Università e la Ricerca della Città di Milano – Tavolo di lavoro “Milano a misura di studente”

Milano città universitaria è una delle tante identità che la nostra città subisce invece di valorizzare. Con 7 università, accademie di importanza nazionali in tutte le arti, Milano è una delle città d’Italia che attira il maggior numero di studenti, eppure di questi sembra non accorgersi.
La geografia della collocazione delle università nella nostra città ha la particolarità di coprire le zone più diverse del territorio cittadino, coinvolgendo in maniera diffusa sia zone centrali che zone periferiche. Vi sono poi alcune zone, come Città Studi, Lodovica – Ripamonti, via Conservatorio, dove si concentrano diversi atenei e accademie (nell’ordine, Statale e Politecnico, Bocconi e Accademia di Teatro, Statale e Conservatorio).

Il primo impatto per gli studenti che arrivano a Milano è sempre difficile, e molto spesso il tentativo di orientarsi nell’offerta di servizi e opportunità si tramuta in un vagare alla ricerca di quelle strutture a cui sopratutto gli studenti internazionali sono abituati.
Milano non è un città generosa con i suoi giovani, e quando si parla di spazi sembra che voglia limitare il più possibile le occasioni per uscire di casa. I momenti di incontro, di socialità, di studio collettivo, di produzione creativa non trovano luoghi dove elaborarsi ed esprimersi offerti dalla comunità cittadina.

La nostra città troppo spesso viene percepita come invivibile da molti cittadini, e i giovani in particolare soffrono la mancanza della possibilità di essere protagonisti della vita, diurna e notturna, della città. Il tema della vivibilità, degli spazi e dei servizi che possono garantire ai giovani la partecipazione attiva, è prioritario per il mondo studentesco.
Questo si evidenzia in quelle proposte formulate dagli studenti, nelle forme di partecipazione che sono concesse loro, così come da diversi professori, che hanno cercato di ragionare sui poli universitari milanesi come campus. Quest’idea, molto conosciuta e apprezzata all’estero, non è mai stata applicata dall’amministrazione a Milano neanche in quelle zone dove sarebbe stato possibile senza grandi sforzi, Bicocca e Città Studi in particolare. Solo la spinta delle università ha prodotto qualche piccolo effetto non sufficiente se non vi è un intervento sistematico con una visione generale. Il concetto di campus può essere superato da un’idea più ampia che comprenda anche una serie di servizi rivolti a tutti i giovani della città. Gli attuali poli, come si diceva, sono uniformemente distribuiti nella città, e per questo potrebbero trasformarsi in luoghi di attrazione per tutti i giovani, anche post-universitari o non più studenti.

Questi campus più sviluppati, oltre ad avere tutte le funzioni tradizionali, possono essere luoghi di incontro e di produzione creativa a disposizione di tutta la città. In queste zone sono catalizzatrici di diverse opportunità. Vi si trovano luoghi di studio, che vanno dalle biblioteche agli spazi studio, realizzati in sinergia tra Comune e Università. Si ha la possibilità di mangiare in locali low cost, ma di qualità, sia a pranzo che a cena. La socialità, lo svago e le forme di espressione e cultura hanno luoghi che li ospitino, individuati sia tra gli spazi universitari che tra gli spazi comunali e privati che risultano sfitti, tramite un’agenzia pubblica che gestisce l’assegnazione. L’accesso a questi servizi è garantito a tutte le ore del giorno, sera compresa, anche con un adeguato sostegno della mobilità per raggiungerli, anche da fuori città. La connessione wi-fi è garantita ovunque, ancor meglio in qualsiasi zona della città, dando copertura anche nei parchi già esistenti e nelle aree verdi che si possono creare all’interno di questi nuovi campus potenziati.

Intervenire sulla vivibilità della città per lo studente garantisce un miglioramento anche per tutti gli altri cittadini, e permette di valorizzare e far vivere anche quartieri che attualmente soffrono la mancanze di un fermento culturale. Questo tipo di azione colloca Milano in un’ottica internazionale, rendendola immediatamente più attrattiva per gli studenti di tutta Europa e di tutto il Mondo. La città deve quindi prendere coscienza degli interventi necessari per rendere più facile il primo impatto con la città a tutti gli studenti non milanesi: una cerimonia e una festa di accoglienza per loro garantirebbe la possibilità di conoscersi reciprocamente, la città e i suoi nuovi cittadini, dandogli la possibilità di essere assistiti con l’istituzione di uno sportello di consulenza per studenti universitari che possa aiutare a scoprire le opportunità della nostra città e agevolare la gestione delle pratiche burocratiche, con particolare attenzione agli studenti internazionali.

Milano diventa così una vera e propria Fabbrica del Sapere, e potrebbe dunque esporre uno dei suoi prodotti qualitativamente più interessanti, facendoli conoscere a quei milanesi che non sono parte di questa Fabbrica. Una Fiera del Sapere annuale potrebbe favorire la conoscenza da parte della cittadinanza della produzione di Sapere e progresso tecnologico che avviene quotidianamente all’interno dell’Università. In questo modo, tutti i cittadini vedranno Milano con l’identità di Città Universitaria valorizzata e rappresentata. E sarà più facile istituire e incentivare forme di sostegno economico, come il microcredito, alla creatività e alla produttività dei giovani che già si esprime, con mille difficoltà, nella nostra Milano.

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Luoghi e Linguaggi

Contributo per lo sviluppo delle politiche culturali della Città di Milano – Gruppo di lavoro “Mondo Milano, la Città Interculturale”

“Quando per strada sto parlando con mio connazionale nella nostra lingua, se vedo arrivare un italiano, cambio e parlo in italiano”. Ardita Demneri, scrittrice albanese, all’incontro “Letterature Migranti” a proposito degli scrittori “migrati” alla lingua del Manzoni, svoltosi all’Arci Bellezza, ha usato questa immagine per raccontare in maniera efficace e semplice il potere racchiuso nell’uso dei linguaggi. All’interno di una città che già vive dinamiche multiculturali, cresce la necessità per i linguaggi di avere spazi di rappresentazione e di azione che permettano alle culture di fare quel viaggio che non è fisico ma di scoperta di realtà differenti che usano codici comunicativi dal nostro. Dicono gli africani, che mentre un europeo piange e ride, un africano, sia se è triste, sia se è contento, danza. La sfida principale è quindi quella di interpretare l’incontro di codici, linguaggi e simboli che a Milano sta già producendo dinamiche di sviluppo culturale. Partendo dalla consapevolezza di dover (e voler) conoscere le culture altrui in maniera profonda, il rapporto dell’ambiente culturale milanese nei confronti di queste culture deve continuare il suo percorso andando oltre all’aspetto folkorico fin qui messo in evidenza. Un percorso, quello fatto fin qui, che ha dato esiti importanti anche in contesti politici non favorevoli al dialogo interculturale, che ha permesso un primo approccio ad un fenomeno che risultava come novità. Quest’aspetto e la capacità della città di sviluppare un livello culturale che cresce nei legami sociali e territoriali senza palesarsi nei luoghi “deputati”, ha consentito la nascita di sperimentazioni culturali interessanti, come quella citata in apertura degli scrittori migranti che hanno scelto l’italiano come lingua della loro espressività.

Se le persone sono luoghi portatori di un’identità, il linguaggio è un tram, e la comunicazione un viaggio di scoperta.

Ora, queste dinamiche culturali rimangono “sottotraccia” e vengono lette a fatica dalla nostra cultura, se non in un’ottica che cerca di ricategorizzare all’interno dei propri riferimenti. Diventa necessario invece agire in termini di scoperta di qualcosa che ci conduce ad uno straniamento che costituisce il ponte tra l’immaginazione creativa e la razionalizzazione, e permette ad entrambe di contaminarsi.

I linguaggi per poter avere una rappresentazione pubblica hanno bisogno di luoghi fisici riconosciuti innanzitutto da chi quei linguaggi li pratica, e da questi stessi devono essere strutturati per garantire uno sviluppo coerente dell’identità culturale. L’Arci Bellezza si è posto la sfida, qualche anno fa, di diventare da Casa del Popolo a Casa dei Popoli, e anche l’esperienza della Casa delle Culture del Mondo a Lampugnano ha costituito un’importante sperimentazione per un luogo che permettesse lo sviluppo e l’incontro dei linguaggi. Questi esempi, e le altre esperienze di luoghi multiculturali, evidenziano come sia necessario coinvolgere nella fase di strutturazione del progetto tutte le differenti e molteplici culture che abitano la nostra metropoli. Solo così, un luogo che raccoglie e ospita gli ingredienti del laboratorio culturale milanese può essere riconosciuto come tale da tutti i cittadini.

La difficoltà di fare incontrare le culture spesso nasce anche dalla distanza fisica tra le forme d’arte contemporanea. Mentre ci è stato più semplice conoscere la cultura tradizionale, è più difficile creare un incontro tra le arti contemporanee dei paesi di origine dei migranti milanesi. Spesso queste si sviluppano soprattutto nei loro paesi, dando origine a prodotti culturali di cui non veniamo a conoscenza. Viceversa, scambiare le nostre pratiche artistiche con quelle degli altri paesi risulta altrettanto complesso, in quanto sono poche le occasioni e i luoghi che permettono una condivisione della conoscenza nell’arte contemporanea di tutto il mondo. Per questo sarebbe opportuno progettare un sistema di scambi internazionali che coinvolgano artisti, allievi delle accademie e dei conservatori, ma anche delle università, permettendogli di acquisire una formazione più completa che preveda anche dimensioni extraeuropee, condividendo con artisti e aspiranti artisti degli altri paesi la formazione che proviene dal nostro background culturale.

La mancanza di luoghi che permettano un adeguato sviluppo dei linguaggi si riflette anche nella città su quelle che sono le dinamiche culturali che riescono a trovare un loro (piccolo) spazio. Basta pensare che tra i giovani delle seconde generazioni, soprattutto di provenienza americana e sudamericana, le forme dominanti di espressione rimangono quelle della strada, dal rap al writing, mentre chi di loro preferisce forme di espressione differenti non trova, da giovane, spazi che gli permettano di elaborare la sua creatività, se non all’interno di percorsi di assistenza sociale.

Un’iniziativa, come quelle già attuate in altre regioni come l’Emilia Romagna e la Puglia, che incentivi la produzione culturale e la creatività giovanile, ma in questo caso con particolare attenzione alle seconde generazioni, potrebbe essere un altro laboratorio interessante per la nostra città. Il progetto dovrebbe essere rivolto a tutti i giovani, italiani e migranti, per essere esso stesso luogo di incontro e di conoscenza reciproca. L’elaborazione deve considerare la necessità di far entrare in relazione le singole culture di cui ciascun giovane è portatore, che si compone a sua volta da più storie culturali, una più tradizionale e più innovativa, che parlano linguaggi notevolmente differenti. Un laboratorio di questo genere consentirebbe lo sviluppo di prodotti culturali che possono contribuire alle storie di eccellenza della cultura milanese, producendo nello stesso tempo dinamiche di interculturalità.

Le metodologie del dialogo tra le differenti culture allora non saranno differenti dalle metodologie del dialogo tra le generazioni.