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Via Audio Via Bellezza

L’ultimo venerdì di ottobre ha preso il via all’Arci Bellezza la rassegna “Via Audio Via Bellezza”. L’iniziativa è frutto di una importante collaborazione tra il circolo Arci Bellezza e Via Audio, associazione e etichetta indipendente che ha già organizzato diverse serate nei nostri circoli (Magnolia, Casa 139) e cura la direzione artistica dell’Arci Tambourine di Seregno.

La rassegna porterà nei prossimi mesi sul palco del Bellezza alcuni nomi importanti della musica italiana come Alberto Camerini, Enrico Gabrielli, Micol Martinez e Fabrizio Coppola, che con il suo concerto ha aperto “Via Audio Via Bellezza” nel weekend di fine ottobre.

Questa collaborazione mette insieme le risorse di un circolo storico come il Bellezza con le energie dei ragazzi di Via Audio che da diversi anni si impegnano nel mondo della musica, soprattutto nel territorio della Brianza, da sia dal punto di vista live che di produzione di artisti emergenti.

L’Arci Bellezza si può arricchire così in maniera stabile di esperienze che fino adesso l’avevano sfiorata solo di passaggio, come accadde con un profetico concerto de Le Luci della Centrale Elettrica organizzato dal Magnolia. Per Via Audio è invece l’occasione di avere una casa anche a Milano dove poter fare conoscere nuovi musicisti e portare alcune eccellenze della musica italiana sulla piazza della metropoli.

Molto interessante è l’atmosfera che si crea nello storico Salone del circolo, grazie a questa collaborazione che lo riempie delle note della contemporaneità.

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Risi e Sorrisi alla Cascina Basmetto

pubblicato su Arci Report Milano n.10 anno IV ottobre 2011

Più di 200 persone hanno partecipato sabato 24 settembre all’iniziativa “Risi e SorRisi del Mondo alla Cascina Basmetto”, organizzata nell’ambito di Cascine Aperte 2011 da Arci Bellezza, Azienda Agricola Basmetto, Comitato Basmetto e Associazione Parco delle Risaie. La giornata prevedeva 30 cascine coinvolte ed era coordinata dal Comitato Cascine 2015 e Arci Milano in collaborazione con Esterni, re.rurban e Radio Popolare.

Alla Cascina Basmetto il pomeriggio è iniziato alle 16 con le attività di animazione per i bambini a cura dell’associazione Sinafrica: i suoi musicisti hanno fatto sperimentare le percussioni e i ritmi del Senegal. Tutti i bambini hanno potuto recuperare le energie con un ottimo riso latte preparato dai cuochi dell’Arci Bellezza.
Nel frattempo, Maria Grazia Papetti, dell’Azienda Agricola Basmetto, conduceva i partecipanti lungo le risaie della cascina alla scoperta del ciclo di produzione del riso.

Il pomeriggio è proseguito con la presentazione del Parco delle Risaie ed un dibattito sulle prospettive del sistema cascine in vista dell’Expo 2015, al quale sono intervenuti Paolo Lembi, presidente del Comitato Cascine 2015, Riccardo Castellanza e Gioia Gibelli dell’associazione Parco delle Risaie, Massimiliano Gaspari, presidente dell’Arci Bellezza. Attraverso i meccanismi dell’urbanistica partecipata i cittadini hanno avuto la possibilità di dare il proprio contributo sviluppando idee per valorizzare il territorio e le cascine presenti nel contesto urbano.

Alle 19 tutti i partecipanti hanno potuto degustare diversi piatti a base di riso: il pesce e la carne alla senegalese, il riso alla cantonese alla moda ecuadoriana, gli arancini a rappresentare la cucina italiana, il tutto accompagnato da vino rosso e una bevanda senegalese allo zenzero. L’imbrunire nell’aia della Cascina ha creato la giusta atmosfera per le musiche e i balli senegalesi proposti dagli artisti di Sinafrica, che hanno avuto il merito di coinvolgere tutto il pubblico in una danza collettiva che ha concluso con entusiasmo la serata


Luoghi e Linguaggi

Contributo per lo sviluppo delle politiche culturali della Città di Milano – Gruppo di lavoro “Mondo Milano, la Città Interculturale”

“Quando per strada sto parlando con mio connazionale nella nostra lingua, se vedo arrivare un italiano, cambio e parlo in italiano”. Ardita Demneri, scrittrice albanese, all’incontro “Letterature Migranti” a proposito degli scrittori “migrati” alla lingua del Manzoni, svoltosi all’Arci Bellezza, ha usato questa immagine per raccontare in maniera efficace e semplice il potere racchiuso nell’uso dei linguaggi. All’interno di una città che già vive dinamiche multiculturali, cresce la necessità per i linguaggi di avere spazi di rappresentazione e di azione che permettano alle culture di fare quel viaggio che non è fisico ma di scoperta di realtà differenti che usano codici comunicativi dal nostro. Dicono gli africani, che mentre un europeo piange e ride, un africano, sia se è triste, sia se è contento, danza. La sfida principale è quindi quella di interpretare l’incontro di codici, linguaggi e simboli che a Milano sta già producendo dinamiche di sviluppo culturale. Partendo dalla consapevolezza di dover (e voler) conoscere le culture altrui in maniera profonda, il rapporto dell’ambiente culturale milanese nei confronti di queste culture deve continuare il suo percorso andando oltre all’aspetto folkorico fin qui messo in evidenza. Un percorso, quello fatto fin qui, che ha dato esiti importanti anche in contesti politici non favorevoli al dialogo interculturale, che ha permesso un primo approccio ad un fenomeno che risultava come novità. Quest’aspetto e la capacità della città di sviluppare un livello culturale che cresce nei legami sociali e territoriali senza palesarsi nei luoghi “deputati”, ha consentito la nascita di sperimentazioni culturali interessanti, come quella citata in apertura degli scrittori migranti che hanno scelto l’italiano come lingua della loro espressività.

Se le persone sono luoghi portatori di un’identità, il linguaggio è un tram, e la comunicazione un viaggio di scoperta.

Ora, queste dinamiche culturali rimangono “sottotraccia” e vengono lette a fatica dalla nostra cultura, se non in un’ottica che cerca di ricategorizzare all’interno dei propri riferimenti. Diventa necessario invece agire in termini di scoperta di qualcosa che ci conduce ad uno straniamento che costituisce il ponte tra l’immaginazione creativa e la razionalizzazione, e permette ad entrambe di contaminarsi.

I linguaggi per poter avere una rappresentazione pubblica hanno bisogno di luoghi fisici riconosciuti innanzitutto da chi quei linguaggi li pratica, e da questi stessi devono essere strutturati per garantire uno sviluppo coerente dell’identità culturale. L’Arci Bellezza si è posto la sfida, qualche anno fa, di diventare da Casa del Popolo a Casa dei Popoli, e anche l’esperienza della Casa delle Culture del Mondo a Lampugnano ha costituito un’importante sperimentazione per un luogo che permettesse lo sviluppo e l’incontro dei linguaggi. Questi esempi, e le altre esperienze di luoghi multiculturali, evidenziano come sia necessario coinvolgere nella fase di strutturazione del progetto tutte le differenti e molteplici culture che abitano la nostra metropoli. Solo così, un luogo che raccoglie e ospita gli ingredienti del laboratorio culturale milanese può essere riconosciuto come tale da tutti i cittadini.

La difficoltà di fare incontrare le culture spesso nasce anche dalla distanza fisica tra le forme d’arte contemporanea. Mentre ci è stato più semplice conoscere la cultura tradizionale, è più difficile creare un incontro tra le arti contemporanee dei paesi di origine dei migranti milanesi. Spesso queste si sviluppano soprattutto nei loro paesi, dando origine a prodotti culturali di cui non veniamo a conoscenza. Viceversa, scambiare le nostre pratiche artistiche con quelle degli altri paesi risulta altrettanto complesso, in quanto sono poche le occasioni e i luoghi che permettono una condivisione della conoscenza nell’arte contemporanea di tutto il mondo. Per questo sarebbe opportuno progettare un sistema di scambi internazionali che coinvolgano artisti, allievi delle accademie e dei conservatori, ma anche delle università, permettendogli di acquisire una formazione più completa che preveda anche dimensioni extraeuropee, condividendo con artisti e aspiranti artisti degli altri paesi la formazione che proviene dal nostro background culturale.

La mancanza di luoghi che permettano un adeguato sviluppo dei linguaggi si riflette anche nella città su quelle che sono le dinamiche culturali che riescono a trovare un loro (piccolo) spazio. Basta pensare che tra i giovani delle seconde generazioni, soprattutto di provenienza americana e sudamericana, le forme dominanti di espressione rimangono quelle della strada, dal rap al writing, mentre chi di loro preferisce forme di espressione differenti non trova, da giovane, spazi che gli permettano di elaborare la sua creatività, se non all’interno di percorsi di assistenza sociale.

Un’iniziativa, come quelle già attuate in altre regioni come l’Emilia Romagna e la Puglia, che incentivi la produzione culturale e la creatività giovanile, ma in questo caso con particolare attenzione alle seconde generazioni, potrebbe essere un altro laboratorio interessante per la nostra città. Il progetto dovrebbe essere rivolto a tutti i giovani, italiani e migranti, per essere esso stesso luogo di incontro e di conoscenza reciproca. L’elaborazione deve considerare la necessità di far entrare in relazione le singole culture di cui ciascun giovane è portatore, che si compone a sua volta da più storie culturali, una più tradizionale e più innovativa, che parlano linguaggi notevolmente differenti. Un laboratorio di questo genere consentirebbe lo sviluppo di prodotti culturali che possono contribuire alle storie di eccellenza della cultura milanese, producendo nello stesso tempo dinamiche di interculturalità.

Le metodologie del dialogo tra le differenti culture allora non saranno differenti dalle metodologie del dialogo tra le generazioni.


Maledetta Primavera

pubblicato su Arci Report Milano n. 4 anno IV aprile 2011

I giorni di primavera fanno risvegliare la nostra città e la fine del torpore invernale contribuisce a ravvivare il panorama culturale. Per festeggiare questo momento da diversi anni Rockit organizza “Maledetta Primavera”, la Festa della Nuova Musica. L’arrivo della bella stagione diventa l’occasione per mostrare tutto il fermento prodotto dalla vita musicale, a Milano e nel resto di Italia.

Il Circolo Arci Bellezza è stato quest’anno il luogo dove Rockit ha trovato casa per stabilire il quartiere generale della manifestazione. La line up della serata ha visto The Death of Anna Karina che presentavano, per la prima volta a Milano, il nuovo disco “Lacrima/Pantera”, Welcome Back Sailors che “potrebbero essere una bolla di sapone, ma anche il prossimo nome che spopolerà presto all’estero restando sconosciuto in Italia” e il cantautore The Huge.

Maledetta Primavera è un evento diffuso che unisce concerti in contemporanea in tutt’Italia, autorganizzato da artisti, circoli e locali che aderiscono ad una formale lista di comandamenti etici, ideologici e propedeutici.Un concerto collettivo e in contemporanea, in paesi lontani e piste diverse, un giardino di fiori da coltivare che celebri la primavera della musica italiana con un momento unico che valorizzi gli orticelli di tutti.

Per il circolo è stata l’occasione per sperimentare nuovamente la sua vocazione all’incontro intergenerazionale e alla contaminazione. L’attenzione nei confronti dei movimenti del territorio è determinante per un circolo che vuole valorizzare le energie che rendono bella la città: in quest’ottica la collaborazione con Rockit permette di far incontrare le diverse culture di cui le generazioni sono portatrici. Un percorso complesso che richiede disponibilità da parte di tutti, rendendo possibile la definizione di regole condivise che rispettino le diverse esigenze.

Maledetta Primavera ha provocato all’Arci Bellezza una serata dove il popolo dei concerti rock si contaminava con i giocatori di carte armati di panno verde e con l’abituale frequentazione dell’osteria del circolo, producendo una bella serata, molto partecipata. Si dice che il miglior giocatore di scacchi è capace di vincere anche in mezzo ad un concerto rock, al Bellezza ci hanno dimostrato che sicuramente si può giocare a burraco.

Tutto è stato organizzato senza che il circolo si dimenticasse di trovarsi nel centro della città e di essere responsabile prima di tutto nei confronti dei propri vicini. La priorità infatti rimane il rispetto del benessere e della tranquillità di tutti, la condivisione degli spazi nell’incontro dei bisogni.

Intercettare i movimenti culturali della città rappresenta così un’opportunità per contaminare gli altri con le nostre pratiche e lasciarsi contaminare dalle esperienze diverse, sperimentandosi continuamente nell’organizzazione e nella partecipazione.


Contaminazioni di confine

C’è chi non ha paura delle contaminazioni radioattive, ma teme fortemente le contaminazioni culturali.
A Multipolis ci sono molte “centrali culturali“, anche se ad alcuni piacerebbe tanto chiuderle, mentre per fortuna non c’è traccia di centrali nucleari sul nostro suolo, anche ad alcuni piacerebbe tanto aprirle.
Quindi, il rischio di contaminazione culturale è obiettivamente, almeno per il momento, molto elevato, e da tanti anni c’è chi combatte per ridurlo, con successi alterni.

Alcuni casi di contaminazione negli ultimi giorni si sono registrati in zone di confine, luoghi che determinano l’incontro di diverse realtà e quindi più facilmente esposte.
Questi confini hanno danno luogo a strani fenomeni. A partire da un sabato pomeriggio dove le sciure a passeggio in centro, amanti della musica vari, pericolosi rivoluzionari, giovani creativi, artisti e chi più ne ha più ne metta, si sono ritrovati nella stessa piazza per dire che Milano l’è bela. Queste dichiarazioni sono evidenti segni di squilibrio che dimostrano gli effetti della contaminazione.

La sera stessa, un concerto rock, di quello vero, i The Death of Karina, è stato seguito con grande interesse, anche se dall’altra stanza, da giocatori di carte professionisti armati di tappeto verde. Si dice che il miglior giocatore di scacchi è capace di vincere anche in mezzo ad un concerto rock, loro ci hanno dimostrato che sicuramente si può giocare a burraco.
Con buona pace dei vicini nelle loro case con i doppi vetri, che hanno segnalato ai vigili di non perdersi questo concerto bellissimo. Purtroppo per i vigili, questo gruppo, il principale della serata, ha suonato solo una mezz’oretta prima di mezzanotte, deludendo il timore dei vicini che potesse protrarsi ulteriormente.

La domenica sera invece succede che personaggi eccentrici e bizzarri che pensano che la musica, anche quella pop, possa essere diversa da Cesare Cremonini, si ritrovino in Barona a presentare al pubblico il risultato della loro ricerca musicalePerché, incredibilmente, qualcuno in questo Paese fa ancora ricerca.
Vano il tentativo di spiegare al ragazzino della Barona che sì, quello che stavano facendo con delle grosse anfore piene d’acqua, violoncello, pianoforte e altri strumenti classici vari era una musica dello stesso genere di Tiziano Ferro e Laura Pausini.

Il martedì sera la contaminazione è avvenuta in pieno centro: visioni totalmente differenti della città si sono ritrovate nello stesso luogo e incredibilmente sono riuscite a parlare e a trovare punti in comune senza venire alle mani. Qualcuno aveva già pensato di internare tutti in quanto socialmente pericolosi (ma come si fa a discutere civilmente senza urlare? roba da matti), quando si sono accorti che mettere dentro la gioventù creativa, operatori culturali, architetti ed assessori poteva essere troppo rischioso. Sai mai che a metterli tutti insieme possano fare una città più bella di Milano.
Come ha detto qualcuno: “Milano è ubriaca, dobbiamo risvegliarla“. Quando il tuo amore è ubriaco, aggiungo io, puoi fare due cose: coccolarla e farla riprendere, oppure violentarla.

Ecco, forse è il caso di smettere di violentarla.


La chiave di Sol

A Multipolis spesso le risposte migliori agli attacchi di Monopoli vengono in modo naturale dalla vita quotidiana.
È un po’ di tempo che Monopoli prova a chiudere tutti gli spazi di aggregazione, perché sa che è lì che Multipolis vive e cresce. In particolare, ultimamente se l’è presa con gli spazi della musica.
Senza distinzione di sorta, dal circolo alla tensostruttura, i luoghi della musica live sono come i pozzi di petrolio della Libia, una risorsa importante e quindi la prima ad essere attaccata.
I milanesi però sono affezionati a questi spazi, e chi tutti i giorni fa girare il sistema musicale della città di certo non si fa fermare da un sigillo come quello messo sul circolo Arci La Casa 139, e precedentemente su Le Scimmie e altri ancora.
E quindi, sarà un caso, sarà la voglia di reagire, questa settimana la musica sta invadendo Multipolis. Anche le università.
Avevo già accennato dell’assemblea del mondo della musica organizzata al circolo Arci Lo-Fi, uno spazio che per evitare di “disturbare”, ha trovato casa in un ex capannone industriale tra Rogoredo e i nuovi palazzoni di Santa Giulia.
Un gruppo di milanesi che vogliono ricordarsi che Milano l’è bela, e che in fondo, come diciamo anche qua, ci si può ancora innamorare di questa signora un po’ maltratta.
Sabato prossimo questi milanesi, i frequentatori di questa signora, saranno in piazza Fontana per chiedere di smettere di violentare questa città e tornare a farci l’amore insieme.
E noi, che questa città non ci basta mai, sabato sera saremo in una delle oltre 130 location che partecipa a Maledetta Primavera, la festa della nuova musica promossa da RockIt. Sono molte le location di Multipolis che, in connessione simbolica con tutta Italia, partecipano alla festa. All’Arci Bellezza ci sarà il quartier generale della festa con i concerti di The Death of Anna Karina, Welcome Back Sailors e The Huge.
Non contenti, il giorno dopo, domenica, saremo all’Arci Biko, per la finale del bando Arci Festival 5 Giornate, per la selezione di musicisti sperimentali. Tre gruppi presenteranno le loro composizioni nella cornice del Festival 5 Giornate, festival di musica sperimentale e contemporanea giunto alla Settima Edizione. Il vincitore avrà la possibilità di calcare il palco del Carroponte, area concerti di cui parlerò meglio più avanti.
Mentre nella città c’è il fervore dell’organizzazione di questi eventi, l’Università Bicocca si pone il tema dell’organizzazione culturale e musicale a Milano, con un laboratorio che si è concluso ieri con un incontro pubblico insieme ai protagonisti del sistema musicale: artisti, organizzatori, promoter, produttori, responsabili radiofonici. Una discussione che ha lanciato tanti buoni spunti per rinvigorire Multipolis. “La notte – si diceva – è una questione di cultura. Il governo della città deve considerare la notte parte integrante della giornata, non solo un fastidio. Devono capire che la giornata non finisce alle 8 di sera”.