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Fratelli d’Italia

I 150 anni della nostra Italia, come tutti i compleanni importanti, diventano un’occasione per ragionar di vizi e di virtù. Siccome preferisco le virtù, parlerò dell’Italia in cui sta Multipolis.
All’Arci Metissage hanno costruito negli anni un rapporto diretto con la Sicilia: con la cooperativa Lavoro e Non Solo, che opera su campi confiscati alla mafia a Corleone, con l’associazione Askavusa di giovani di Lampedusa, con il circolo Thomas Sankara, mentre più recentemente si è aggiunto il circolo AMalaTesta di Trapani.
Con il Sankara di Messina, la collaborazione è arrivata fino alle culture al di là del Mediterraneo (in realtà di tutto il Mondo) e ha dato vita al progetto “Spunti di vista“, rivolto alle cosiddette Seconde Generazioni. Il progetto, attraverso corsi di formazione, fornirà ai giovani di origine straniera delle due città, Milano e Messina, gli strumenti per poter ideare, realizzare e diffondere una ricerca e un video sulla discriminazione che siano completamente autoprodotti. Per una dissertazione sul termine Seconde Generazioni, qui usato come semplificazione, rimando a post successivo. Per il momento, racconto del festeggiamento dell’Unità di Italia con una serata, L’Italia venuta da altrove,  che ha visto protagonisti i nuovi italiani. Un buon modo per celebrare quella che è la via quotidiana di Multipolis e del resto del Paese da 150 anni a questa parte. L’Italia è sempre stato luogo di contaminazioni, più o meno difficili, come quella nelle scuole di cui parla il documentario “Fratelli d’Italia“, quella mescolanza che non viene evitata neanche con il fenomeno sociale delle scuole ghetto, omogeneamente distribuito sul territorio e legato alle scelte (iper)protettive dei genitori, come ben evidenziato da Borlini e Memo nel loro lavoro sulla concentrazione degli alunni di origine straniera. L’Italia, come ci insegnano i lampedusani, è sempre stata una terra accogliente, che non fa respingimenti, come racconta un ufficiale della Marina che ubbidisce alle regole del mare e del buon senso. “Noi non respingiamo nessuno – dice – la legge del mare e quella del cuore ci dicono che dobbiamo soccorrere chi si trova in difficoltà”.

E allora, diventa importante e piacevolissimo trovarsi allo stesso circolo il giorno dopo con le Letture Resistenti, che, mettendo a confronto le culture che hanno praticato i valori della Resistenza nelle diverse epoche, fanno incontrare le parole dei partigiani, di Tom Benetollo, di Ascanio Celestini e molti altri, con un’ottimo e azzeccato sottofondo musicale live.

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Sipario, Luce

Ti racconterò di Multipolis,
la città delle molteplici relazioni,
la città dai tanti fuochi e dalle scarse soluzioni,
la città che trova nei cittadini le sue risorse migliori.
Ti racconterò dell’amore per questa città: Milano.

Corteggerò i milanesi, che si dimenticano di prendersi cura di questa madre così severa con i propri figli, e così generosa, una madre cui bisogna litigare, odiandola, per affezionarsi.
Ti racconterò che le possibilità per mantenerla bella e vigorosa, per farla tornare capitale della cultura e della conoscenza, sono nelle mani di tutti noi, che è spaventoso è non amarla, terribile non osare più riconquistarla.

Corteggerò i foresti, perché per chi non la frequenta, Milano è la città della mafia, di Tangentopoli e Affittopoli, delle case illecite, della finanza corrotta, della desertificazione degli spazi culturali, della cementificazione.
Questo campionario di brutture, non fanno parte dell’identità di Milano, sono la conseguenza dell’invasione di Monopoli, il risultato di qualcuno che ha pensato che la città fosse un gioco di sua proprietà.

Milano è la città dove si vive la vita e non si sta mai con le mani in mano,
è la città dove le relazioni tra le persone fanno la vita,
è la città che parla molteplici linguaggi, è Multipolis.
Per chi ha qualcosa da fare e da dire questa città è come guardare l’amore negli occhi mentre si fa l’amore.

Ti racconterò delle persone, degli scambi, degli incontri, delle scelte, delle contraddizioni e delle mescolanze, condividerò con te le esperienze che si vivono a Multipolis.
Come un lampadiere, accenderò una piccola luce che parli della partecipazione, del protagonismo e dei suoi spazi, della felicità che cerchiamo tutti i giorni.

Ti racconterò di uno Stato che si chiama Italia, dove sta Multipolis, dei mutamenti e delle culture che attraversano questo Paese e incrociano in questa città. D’altronde, da Milano si vede l’Italia, dicono.
E lo sguardo andrà oltre il mare nostrum, arriverà fino alle coste africane per incontrare le persone di quei territori con cui da tempo mescoliamo le culture, rimettendo Milano al centro della connessione tra Europa e Mediterraneo, come al tempo dei Romani.

Se vivesse in questi anni, Peppino Impastato avrebbe detto: “fatelo anche voi un blog”, invece di una radio, perché è parlando delle piccole cose che possiamo immaginare come vogliamo la nostra Milano, e continuare ad avere speranza e coraggio. E come Peppino fece con la sua radio, queste pagine saranno di tutti, a disposizione di chi abbia voglia di scriverci, un blog aperto e plurale, una risorsa comune.

Il simbolo di questo racconto è quella lettera che caratterizza molte piazze e vie della città, che segnala l’accesso alla principale via di comunicazione, la metropolitana. Il colore è quel giallo, delle biciclette, dei tram, dei palazzi milanesi, del Primo Marzo dei lavoratori migranti e delle fasce colorate del movimento studentesco dell’ultimo anno.

Il racconto non ha alcuna pretesa di essere oggettivo o completo, sarà estremamente parziale, composto secondo l’esperienza del narratore di turno.
Quello che ti racconterò è un piccolo contributo alla costruzione di una drammaturgia della quotidianità della città che possa esplorare un tentativo di cambiamento.